«IN TELA D’IMPERATORE» di Mino Lorusso

«IN TELA D’IMPERATORE» di Mino Lorusso

viaggi nel misticismo settecentesco umbro tra Narni, Montecastrilli e Todi

La bibliografia su suor Maria Lanceata Morelli di Montecastrilli si è ulteriormente arricchita grazie a un prezioso, pregevole ed importante libro scritto di recente da Mino Lorusso [Presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria] con il titolo di «In tela d’imperatore».

È un libro molto interessante con il quale vengono ricostruiti, mirabilmente, anche dettagli delle vite (con le relative interconnessioni) di tre importanti “Mistiche” umbre del ‘700: Santa suor Veronica Giuliani (di Città di Castello), suor Chiara Isabella Fornari (di Todi) e suor Maria Lanceata Morelli (di Montecastrilli). I flash narrativi sembrano dei “ricami” che impreziosiscono una scrittura che sembra un tessuto avente come trama e ordito le storie di due personaggi che “incontrano” (pur vivendo in epoche molto diverse) un’altra santa suora umbra: la Beata Lucia Broccardelli (di Narni). È doveroso riportare le parole dell’Autore per presentarli meglio: «Due vite separate. Due storie parallele che a quasi trecento anni di distanza si intrecciano in una piccola località del Centro Italia [Narni], segnata dalle vicende di una beata e di un miracolo. Il gesuita, padre spirituale di tre mistiche, si imbatte in una rete fitta di misteri. Il professore, esperto d’arte, è agnostico e indifferente ai richiami dello spirito. Tuttavia, una scoperta casuale nei sotterranei di una chiesa lo metterà a dura prova. Entrambi sono figli del dubbio. Entrambi immersi nelle contraddizioni dei loro tempi, vittime dello stesso destino che accomuna gli uomini. La verità e la sua ricerca è l’unica cosa che li rende liberi».

Le pagine che appassionano maggiormente sono quelle dedicate al gesuita padre Giammaria Crivelli, inquisitore vicario della sede di Perugia del Sant’Uffizio e padre spirituale delle tre “Mistiche”. Le “qualità” impareggiabili delle tre suore riuscivano ad attirare la fede di un crescente numero di persone che, rassegnate nella propria condizione di grande miseria, ricorrevano alla sfera divina per poter superare le difficoltà della vita, chiedendo l’intercessione delle tre “Sante della porta accanto”. Le tre “Mistiche” – dichiarate sante già in vita e a furor di popolo – impensierivano non poco il prudente Papa Clemente XI ed i suoi successori al punto da chiamare un “inquisitore” autorevolissimo per poterle tenere meglio sotto controllo. La situazione era divenuta più critica quando l’anziano nobile cardinale Lorenzo Corsini – la cui famiglia era titolare di un marchesato in Umbria e che possedeva castelli ed un ricco patrimonio terriero “a ridosso del borgo di Montecastrilli” – divenne papa il 12 luglio 1730 (a 78 anni) con il nome di Clemente XII; questi non poteva assolutamente accettare che il popolo si rivolgesse, nel proprio territorio, direttamente a suor Maria Lanceata Morelli, bussando al portone del Monastero delle Clarisse di Montecastrilli per chiedere dei miracoli. Non era più un segreto per nessuno, infatti, che la nostra “piccola santa” fosse detentrice, anche in vita, di tutti i segni della santità: transverberazione, estasi, osmogenesi, ipertermia, e “altri doni soprannaturali”; merita di essere ricordato che anche nel processo di canonizzazione di suor Chiara Isabella Fornari venne messo a verbale che le tre Mistiche erano state viste pregare insieme nel Monastero di Montecastrilli, pur rimanendo fisicamente nelle loro celle.

Sono molte le pagine dedicate, con delicatezza, alla Serva di Dio suor Maria Lanceata Morelli, che aprono nuove molteplici istantanee sulla sua santa e riservatissima vita; proprio per questo è un libro da leggere con molta attenzione e da studiare.

Deve essere ringraziato l’Autore perché fa “riconciliare” con la storia personale di padre Giammaria Crivelli sj, facendo rivedere sotto un’altra ottica i suoi comportamenti “inquisitori” nei confronti delle tre Mistiche umbre; infatti, attraverso gli intensi e appassionati studi sulla vita e sulle opere della piccola “santa montecastrillese del ‘700”, il rigore di padre Crivelli sj è sempre sembrato eccessivamente severo e pesante. L’Autore, in merito, dà voce all’inquisitore gesuita quasi per delle scuse pubbliche, verso la fine della sua vita: «Aveva ricevuto un compito ostico a dire il vero: indagare sulla veridicità degli stati di presunta beatitudine e santità [in particolare delle tre Mistiche]. Sapeva che l’amore di sé può portare lontano dal Signore. Ecco perché, forse talvolta con troppo zelo, aveva sottoposto le anime affidategli a prove dure e talvolta durissime, interminabili. Una scelta ponderata, della quale si era sempre assunto la responsabilità, nonostante l’eccesso di zelo gli fosse stato rimproverato (…)». Quasi al termine del volume, infine, nell’elenco dei “beni rinvenuti nella camera di padre Crivelli” al momento della morte [Tivoli, 26 settembre 1762], si scorge anche «(…) Item una Beata con bambino in tela d’Imperatore (…)» che era proprio la tela del pittore Luigi Garzi che rappresentava la Beata Lucia Broccardelli da Narni secondo l’iconografia canonica stabilita per il suo culto: «La Beata era ritratta nell’atto di sorreggere il Bambino Gesù, sospeso nell’aria. Era di grande formato, in uso dal Seicento per i ritratti presso le famiglie gentilizie romane e poi introdotto, con il termine “in tela di imperatore”, negli ambienti ecclesiastici, ricorrente negli inventari delle quadrerie romane». Quindi, al termine del libro si scopre finalmente il significato del titolo prescelto:

santa e riservatissima vita; proprio per questo è un libro da leggere con molta attenzione e da studiare.

Deve essere ringraziato l’Autore perché fa “riconciliare” con la storia personale di padre Giammaria Crivelli sj, facendo rivedere sotto un’altra ottica i suoi comportamenti “inquisitori” nei confronti delle tre Mistiche umbre; infatti, attraverso gli intensi e appassionati studi sulla vita e sulle opere della piccola “santa montecastrillese del ‘700”, il rigore di padre Crivelli sj è sempre sembrato eccessivamente severo e pesante. L’Autore, in merito, dà voce all’inquisitore gesuita quasi per delle scuse pubbliche, verso la fine della sua vita: «Aveva ricevuto un compito ostico a dire il vero: indagare sulla veridicità degli stati di presunta beatitudine e santità [in particolare delle tre Mistiche]. Sapeva che l’amore di sé può portare lontano dal Signore. Ecco perché, forse talvolta con troppo zelo, aveva sottoposto le anime affidategli a prove dure e talvolta durissime, interminabili. Una scelta ponderata, della quale si era sempre assunto la responsabilità, nonostante l’eccesso di zelo gli fosse stato rimproverato (…)».

Quasi al termine del volume, infine, nell’elenco dei “beni rinvenuti nella camera di padre Crivelli” al momento della morte [Tivoli, 26 settembre 1762], si scorge anche «(…) Item una Beata con bambino in tela d’Imperatore (…)» che era proprio la tela del pittore Luigi Garzi che rappresentava la Beata Lucia Broccardelli da Narni secondo l’iconografia canonica stabilita per il suo culto: «La Beata era ritratta nell’atto di sorreggere il Bambino Gesù, sospeso nell’aria. Era di grande formato, in uso dal Seicento per i ritratti presso le famiglie gentilizie romane e poi introdotto, con il termine “in tela di imperatore”, negli ambienti ecclesiastici, ricorrente negli inventari delle quadrerie romane». Quindi, al termine del libro si scopre finalmente il significato del titolo prescelto: “Tela d’imperatore”; era questa la formula utilizzata per definire nel ‘600, in modo barocco, le grandi tele aventi orientativamente le dimensioni di 130 x 90 centimetri circa.

Sergio BINI

Mino LORUSSO, IN TELA D’IMPERATORE, OLTRE Edizioni www.librioltre.it, Sestri Levante 2021; pagine 171. Euro 16,00.