La maestra: un’identità in relazione (6) – di sr. Chiara Mirjam Esposito, Corso maestre 2020

  1. CHIARIFICAZIONE

Un’altra funzione fondamentale della maestra nel processo dell’accompagnamento spirituale è la chiarificazione. Essa vuol dire innanzitutto trasformarsi in uno specchio perché la novizia possa vedervi riflessa la propria realtà. Il mezzo pratico più semplice per riflettere è

La riformulazione: è la verbalizzazione di quanto la maestra ha colto nella novizia e si può fare in diversi modi:

  • reiterazione: semplice ripetizione delle sue parole: ‘mi dici che …’
  • delucidazione: riflettere su elementi che non sono stati pienamente formulati, ma facilmente deducibili: ‘Scusa se capisco bene hai voluto dire che …’
  • riflesso di sentimenti: rispecchiare lo stato d’animo e tutto ciò che non è il contenuto oggettivo della comunicazione: ‘come ti senti? Ti sento un pò …’
  • sintesi: è di grande utilità, soprattutto se la novizia ha parlato a lungo, aiuta a ricapitolare le idee principali.

         Ricollocazione: ricollocare la situazione attuale della novizia nel contesto totale della sua vita e della vita della comunità. La ricollocazione permette alla novizia di prendere le distanze e vedere la sua situazione nella dimensione reale. Questo aiuta la lenta accettazione della realtà così com’è.

        Possibilità: mostrare nel dialogo una possibilità di azione e di pensiero che sono già nel cuore della novizia: ‘hai pensato che? … mi pare che sia meglio che…’

  • CONFRONTO

In questo caso la maestra si pone davanti alla novizia e la invita a confrontarsi con la propria realtà, con le richieste del Vangelo, della Forma di Vita, le decisioni comunitarie …

  • Con la propria vita: si tratta di smascherare la propria vita da tutti i suoi travestimenti, rendersi conto della menzogna e assumere le proprie responsabilità.
  • Segnalare la contraddizione tra due affermazioni: ‘Non capisco: la settimana scorsa mi hai detto che … adesso dici che …’
  • mostrare l’ambiguità: tra la teorie e la pratica: ‘ Mi dici che la preghiera è importante, ma pare che non trovi tempo per fermarti…’
  • indicare le conseguenze che derivano da qualcosa che già sa e si accetta: ‘Come tu ben sai …’. Il confronto con la propria vita non è facile e deve riunire insieme queste condizioni:

           -avere come unico fine la crescita della novizia

           -avvenire in un clima di rispetto e comprensione empatica

           -evitare ogni ombra di aggressività

           -cercare e trovare il momento opportuno,

          -sufficiente capacità e apertura nella novizia

          -riferirsi più al modi di agire che al modo di essere.

  • Con il Vangelo: tale confronto col Vangelo si può fare sotto forma di suggerimenti: ‘ Se vuoi, vai …’  e suggerire la pratica della lectio quotidiana.
  • Con la nostra Forma di Vita e le Costituzioni che coniugano il Vangelo con il ‘modo’ di Francesco e Chiara, con il carisma che hanno ricevuto nella Chiesa.
  • DISCERNIMENTO

Senza discernimento non si può vivere una vita autenticamente cristiana né camminare verso la verità. Il nostro discernimento sarà spirituale nella misura della nostra incorporazione a Cristo e dell’ispirazione dello Spirito che – come sottolinea Chiara – spinge alla sequela e alla nostra Forma di Vita: ‘Se qualcuna per divina ispirazione verrà a noi …’.

Solo lo Spirito di Dio conosce le cose di Dio … l’uomo psichico non capta le cose dello Spirito di Dio … perché solamente alla luce dello Spirito possono essere conosciute’ (1Cor2, 11-14).

Solo attraverso una trasformazione della nostra mentalità mondana (Rm12,2) nella mentalità nuova e cristiana, possiamo discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.

Provo a dire due parole – perché ci sarebbe da aprire un mondo! – sul discernimento in riferimento all’idoneità delle persone a noi affidate nella tappa del postulato e noviziato.

     Di fatto il primo e grande discernimento da fare è verificare l’idoneità della candidate alla nostra forma di vita. È il primo in ordine di importanza, ma è l’ultimo in ordine di compimento. Dentro questo grande discernimento se ne pongono tanti altri, piccoli e grandi. L’idoneità è una condizione, nella vita della novizia, che emerge nel tempo, emerge dai vissuti e non sempre è evidente. Cosa significa idoneità? Con quali criteri impariamo a valutarla?

    I documenti della Chiesa, le nostre Costituzioni ci danno già delle linee, ma ciascuna di noi si è sicuramente trovata a dover coniugare queste linee con il mistero della storia personale di ciascuna sorella e sperimentare la fatica e il bisogno di imparare cosa guardare: non basta che la novizia sia una brava ragazza, né che desideri fortemente fare questa vita.

    L’idoneità tiene insieme la grazia e la natura, l’ascesi e l’armonia, il dono e la conquista, l’umano e il divino. È la forma di una bellezza nascosta nella persona che man mano fiorisce e comprendi che lei è al posto giusto in Dio e con gli altri. L’idoneità permette all’altra di fiorire in modo integrale, con potature e non con amputazioni e di vivere in castità, obbedienza, senza nulla di proprio e in clausura come un’esigenza e impulso interiore che trova spazio e in una forma esteriore.

     Non siamo noi a dire l’idoneità, noi la deduciamo dal modo con cui sta nella vita, nella quotidianità. Questo è importante perché nessuna di noi può valutare se una persona abbia o no questa vocazione – essa è dono gratuito di Dio – possiamo e dobbiamo discernere la capacità reale, graduale, armoniosa, integrata di vivere questa nostra vita e di questo, diciamoci la verità, le nostre anziane sono esperte: è la sapienza della vita che rende capaci di vedere in una giovane il suo modo di procedere già dai primi passi! Dicevo ‘capacità reale’ perché si basa sulla realtà della novizia, della comunità, di ciò che accade in diretta. ‘graduale’ perché cresce e si perfeziona nel tempo, ‘armoniosa e integrata’ perché spirito, anima e corpo, affettività, volontà, libertà, bisogni e desideri e valori …  tutto è piano piano orientato a voler rispondere qui ed ora alla volontà di Dio.

     Il quotidiano è il luogo in cui possiamo verificare l’idoneità: i colloqui, il lavoro, la vita fraterna, le relazioni, il modo di abitare la solitudine. Quanta capacità di cambiamento vedo? Quanta docibilità dentro la trama personalissima della sua storia?

     Ci sono cambiamenti che chiedono tempi lunghi e rappresentano punti di crescita per una vita intera, ma ci sono cambiamenti che devono avvenire nei primi anni perché favoriscono un inserimento, un adattamento, un cambiamento e riorientamento: la capacità di lasciare il proprio punto di vista, di accettare cose che non possono essere cambiate, di perdere il controllo sul tempo, sulle relazioni, sulle possibili soluzioni, insomma farsi povere!

Madre verso se stessa

Questo è un tema tutto da approfondire perché per nulla scontato, ma necessario.

Riporto solo una citazione di san Bernardo che mi sembra pertinente riguardo alla fatica che viviamo nel curare la nostra formazione permanente. È vero che il tempo a nostra disposizione è già distribuito nelle molteplici attività del quotidiano, ma occorre vigilare che esso non sia a servizio solo delle urgenze, delle scadenze, ma sia un tempo che abbia il respiro della progettualità e della capacità di nutrirci in prima persona per poi nutrire chi ci è affidato.

… Se ti dai anima e corpo alle cose esterne, trascurando completamente la contemplazione, devo, in questo, lodarti? Nemmeno per sogno. E credo che nessuno lo farebbe…. Vuoi essere interamente a disposizione di tutti? E sta bene. Lodo la tua generosità: a patto, però, che sia completa. Se tu te ne escludi, come può essere tale? Non sei un uomo anche tu? Se la tua generosità vuol essere perfetta, dal momento che abbraccia tutti, abbracci anche te.

Altrimenti, dice il Signore, cosa ti gioverà guadagnare il mondo intero se perdi poi te stesso? Perciò se tutti ti possiedono, possiediti anche tu. Perché solo tu dovresti rimaner privo del dono di te? Fino a quando sarai uno spirito che si effonde senza ritorno?

Tu accogli tutti, perché non accogli, a tua volta, te stesso? Il tuo cuore è una fontana pubblica, dove tutti hanno diritto di bere. Tu solo devi rimanere in un angolo assetato?

Non restare privo di ciò che ti spetta. Insieme con gli altri accosta anche tu le labbra alla sorgente del cuore… Ricordati, quindi, di rientrare in te: non dico sempre, non dico spesso, ma, almeno, qualche volta. Tutti si servono di te: insieme con gli altri, o per lo meno, dopo gli altri, servitene anche tu.

                                                                                        (San Bernardo, Considerazioni 1. V,c.5)

Un altro testo che lascio da commentare è questo di Gregorio di Nissa: ognuna di noi è – parafrasando il testo – madre di se stessa.

‘ … Conviene considerare dunque, qual è la nascita opportuna e quale morte opportuna. Io credo che si abbia un parto a tempo opportuno e non abortivo quando, come dice Isaia (26,17), concepiamo il timor di Dio e generiamo col travaglio dell’anima la nostra salvezza: diveniamo infatti, in certo qual modo, padri di noi stessi, quando mediante il retto volere plasmiamo, generiamo e partoriamo noi stessi. E questo facciamo accogliendo in noi Dio e diventando figli di Dio, figli della Potenza, figli dell’Altissimo …’

                                                                                    (Gregorio di Nissa, Omelie sull’Ecclesiaste, VI)

‘ … Chi infatti non sa che tutti gli esseri soggetti al divenire non restano mai identici a se stessi, ma passano continuamente da uno stato all’altro mediante un cambiamento che opera sempre in bene o in male? … Ora essere soggetto ad un cambiamento è nascere continuamente … Ma qui la nascita non avviene per un intervento estraneo … essa è il risultato di una libera scelta e noi siamo, in certo modo, padri di noi stessi, generandoci tali quali vogliamo e con la nostra scelta dandoci la forma che vogliamo ..’

                                                                                                (Gregorio di Nissa, La vita di Mosè, II)