La maestra: un’identità in relazione (5) – di sr. Chiara Mirjam Esposito, Corso delle maestre 2020

LE 4  FUNZIONI PRINCIPALI DELLA FORMATRICE   (schema)

  1. l’accoglienza; 2. la chiarificazione; 3. Il confronto; 4. Il discernimento
  1. .ACCOGLIENZA:  Autenticità: conoscenza di sé

                                                  autoaccettazione

      Accettazione

      Ascolto: silenzio

                     osservare linguaggio non verbale: aspetto fisico

                                                                                aspetto affettivo

                                                                                aspetto intellettuale

                                                                                aspetto volitivo

     Comprensione:    mondo oggettivo

                                   mondo soggettivo: ciò che è percepito

                                                                    ciò che è accentuato

                                                                    ciò che è deformato

                                                                    ciò che è rifiutato

                                                                    ciò che ha colpito

      Empatia:             affettività: reciprocità,

                                   interferenze,

                                   transfert e controtransfert

  • CHIARIFICAZIONE:     –  riformulazione: reiterazione

                                              delucidazione

                                              riflesso dei sentimenti

                                              sintesi

                   ricollocazione

                    possibilità

  • CONFRONTO: con la propria vita,

                             con il Vangelo

                             con la nostra Forma di vita e le Costituzioni

  • DISCERNIMENTO: idoneità a questa vita: capacità reale,

                                                                                           graduale

                                                                                           armoniosa

                                                                                           integrata

Le 4   FUNZIONI PRINCIPALI DELLA FORMATRICE

  1. l’accoglienza; 2.  la chiarificazione; 3.  Il confronto; 4.  Il discernimento
  1. ACCOGLIENZA

In generale quando parliamo di accoglienza intendiamo la componente affettiva di una relazione nel suo momento iniziale. Però, senza negare questo, occorre aggiungere ancora qualcosa: l’autenticità, l’accettazione, l’ascolto, la comprensione e l’empatia. Questi 5 ingredienti compongono l’accoglienza.

  1. Autenticità: essa è coerenza tra ciò che si è, si vuole, si pensa, si sente e, si dice e si fa. Così intesa, l’autenticità è equivalente all’integrità personale. Essa è una forma d’amore. La formatrice si presenta come una persona che sa consegnarsi alla relazione per intero, in ciò che di più genuino c’è in lei, senza divisioni o mettendo in atto realtà inesistenti. E questo richiede esercizio, disciplina e implica

-conoscenza di sé: dei propri modi abituali, positivi e negativi, di pensare e di agire.

     – autoaccettazione: al fine di vivere se stessi in pace e libertà, senza dover stare sempre sulle difensive, proteggendo più o meno coscientemente i propri lati deboli.

La formatrice accoglie essendo autenticamente se stessa, mostrandosi così come è, soprattutto in armonia tra ciò che dice e ciò che sente a due livelli: intrapersonale (la formatrice lascia che emergano alla coscienza i sentimenti che sperimenta nella relazione e li accetta come propri) e interpersonale (la formatrice è libera di comunicare o no, sempre in forma costruttiva, i propri sentimenti). È chiaro che quando si tratta di comunicare sentimenti negativi e persistenti sperimentati nel dialogo e nell’incontro, se si vuol farlo in modo costruttivo per la novizia, occorre tenere presenti alcune condizioni: primo, che la relazione e il processo di accompagnamento sia avanzato al punto che esista una certa fiducia che permetta la comunicazione e la sua accettazione, secondo, che il sentimento si manifesta in una forma totalmente soggettiva e appropriata, evitando di accusare la novizia di essere la causa di esso.

I frutti dell’autenticità della formatrice sono: clima di libertà e di fiducia che permette alla novizia di essere se stessa e di aprirsi con semplicità. Occorre cercare di essere autentici in tutte le circostanze della vita, riconoscere i propri sentimenti e raccogliere, analizzare e valutare i frutti dolci e amari, suscitati dalla comunicazione o non comunicazione dei sentimenti negli incontri e dialoghi precedenti.

È importante nella comunicazione, rinunciare ad ogni desiderio di autogratificazione nella manifestazione di se stesso, così come rimanere in silenzio dinanzi a persone che interpreterebbero in modo sbagliato ciò che viene condiviso, sia per immaturità sia per formazione ricevuta.

  • Accettazione   È accettazione non è sintomo di approvazione. Accettare il nostro prossimo non significa approvare tutti i suoi modi o decisioni. Nel colloquio la formatrice deve accettare la novizia con ogni rispetto, interesse, apprezzamento e affetto. La accetta nella sua originalità personale e la rispetta come mistero sacro. L’accettazione non smette di produrre i suoi frutti: riduce l’ansia, sdrammatizza, rasserena, permette alla novizia di entrare e abitare il suo mondo interiore, permettendo una sana accettazione di sé che aiuta a prendere decisioni responsabili e incrementa la crescita. I principali indicatori di una mancata o scarsa accettazione rispetto all’accoglienza sono: dar ordini o consigli affrettati, fare esortazioni moraleggianti e offrire soluzioni prefabbricate che richiederebbero solo un minimo ritocco… giudicare, etichettare, interrogare con molto più di una breve domanda, cambiare il tema del dialogo o condurlo in una direzione premeditata… sminuire confidenze ricevute, dare poca importanza a ciò che la novizia ritiene importante.

Occorre come formatrici chiederci spesso: mostro rispetto per la persona e la libertà dell’altra? Manifesto la mia certezza nelle sue capacità e possibilità reali di crescita?

  • Ascolto: bisogna ascoltare il doppio di quanto si parla: non per nulla abbiamo due orecchie e una bocca! Ascoltare è tacere, far silenzio, rispettare.

Diciamo qualche parola solo sulle prime due:

          Silenzio:

 il primo requisito per creare silenzio è star zitti! Ciò permette di far tacere il mondo interiore, concreto e permette di accogliere veramente la novizia. Questo silenzio, quando è opportuno, produce innumerevoli frutti: il riposo necessario per proseguire, il tempo perché la novizia focalizzi ed elabori la propria esperienza, dica i sentimenti e pensi a ciò che vuole dire. 

I peccati capitali contro il silenzio:

  • dare per scontato che l’altra si aspetti una parola e una soluzione al suo problema. (Chiedersi infatti quale domanda c’è sotto un discorso: che mi sta dicendo? Chiede qualcosa?)
  • preparare la risposta mentre la novizia parla, senza ascoltare.
  • Ascoltare ciò che colpisce e interessa e a malapena sentire il resto.

      Osservazione e comunicazione non verbale:

Per poter osservare occorre prestare attenzione e non solamente alle parole, ma anche alle posture, ai gesti e modi di fare. Questo linguaggio o comunicazione non verbale, quasi sempre involontario e inconscio, è di solito più espressivo e perfino più autentico delle parole. Guardiamo:

aspetto fisico: figura corporea, energia che anima, maniere, movimenti, tono di voce, modo di vestire, cura personale …

aspetto affettivo: stati d’animo, intensità dei movimenti, libertà di esprimerli o repressione degli stessi, coerenza tra sentimenti e parole e tra sentimenti e gesti …

aspetto intellettuale: capacità di percezione e comprensione, precisione nel vocabolario, logica del discorso, principi e ideali …

aspetto volitivo: capacità di decisione, fermezza di carattere, velleità, prepotenza …

– aspetto relazionale: interesse per l’incontro e il dialogo, fiducia, introversione, aggressività, difesa, dipendenza, indifferenza, superiorità …

L’altra comunica molti messaggi attraverso:

lo sguardo: che comunica comprensione, richiesta, tristezza, gioia, rifiuto, sconcerto, complicità …

la bocca: ci trasmette sorpresa, rabbia, compiacimento, dubbio, disprezzo, seduzione.

           – la pelle: con il suo rossore dice vergogna o inibizione, col suo pallore dice timore,    con il suo sudore dice nervosismo o ansia …

                             – la voce: il suo tono o cambi di tono denotano sentimenti e alterazione affettiva…

         – le posizioni del corpo: la contrazione può rivelare autoprotezione, l’incrociarsi delle braccia o dei piedi dice chiusura, il rilassamento sarebbe indice di fiducia, la rigidità denoterebbe controllo, l’inclinazione in avanti potrebbe dimostrare interesse o intimità.

Naturalmente non va generalizzato e anche noi come guide emaniamo un sacco di messaggi non verbali e bisogna stare attenti a prenderne coscienza.

D) Comprensione capire il prossimo è aiutarlo a capirsi, la comprensione è la capacità di porsi al posto dell’altro, ma senza lasciare di essere se stessi: percepire e sentire la realtà interiore ed esteriore così come la novizia la percepisce e sente. È ovvio che per poter entrare nel mondo della novizia la maestra deve lasciare il proprio mondo, ma senza identificarsi con quello altrui, però in che cosa consiste il mondo dell’altra? Diversifichiamo i diversi aspetti:

           – mondo oggettivo: persone, cose, fatti, circostanze che esistono fuori di lei e perfino senza   di lei.

           – mondo soggettivo: che è composto da:

  • Ciò che è percepito: tutto ciò che la sorella coscientemente vede e accetta, pensa, sente, interpreta e verbalizza e comunica circa l’ambito oggettivo che ha affrontato o affronta.
  • Ciò che è accentuato: tutto quell’aspetto di ciò che ha percepito che, per il fatto di essere compatibile con la sua autoimmagine, attrae la sua attenzione e concentra la sua esperienza.
  • Ciò che è deformato: tutto ciò che le sue reazioni difensive, soprattutto inconsce, filtrano e colorano, reinterpretano o interpretano male rispetto all’oggettivo affrontato.
  • Ciò che è rifiutato: tutto ciò che non ha percepito coscientemente, sia perché riguarda il suo ‘iò personale, la sua esperienza abituale, la sua autoimmagine o per altri motivi.
  • Ciò che ha colpito: ogni risonanza affettiva che il confronto ha prodotto e anche lo stato affettivo e i sentimenti presenti.

Con quest’analisi del mondo dell’esperienza dell’altra, possiamo dire che per comprendere e aiutare a comprendersi le nostre novizie, allora:

  • La nostra comprensione dell’oggettivo dev’essere la più adeguata e sicura possibile: solo così possiamo aiutarle ad oggettivare le proprie esperienze soggettive;
  • Ciò che cogliamo del soggettivo, dev’essere più ampio di ciò che è colto da loro, cioè deve includere ciò che esse deformano o rifiutano. Solo così possiamo aiutarle ad ampliare quel che hanno percepito.
  • Ciò che sottolineiamo dovrà essere ampio tanto quanto ciò che percepiamo. Se non ci decentriamo dalla nostra esperienza, non potremo entrare in quella delle altre.
  • Ciò che deformiamo e rifiutiamo dev’essere ridotto al minimo possibile, altrimenti diventiamo ciechi che guidano altri ciechi!
  • La nostra risonanza affettiva tenterà di essere in sintonia con la risonanza affettiva che esse sperimentano.

Non è facile comprendere gli altri, è compito difficile e arduo abbandonare il proprio mondo di esperienze per entrare in quello altrui e le cause possono essere molteplici.

E) Empatia è la sintonia e compenetrazione di sentimenti e vissuti, essa è la comprensione esperienziale, soprattutto affettiva, del vissuto dell’altra. È la chiave maestra per entrare nel mondo esperienziale della novizia. Attraverso l’empatia comprendo ciò che l’altra vive e sente e posso aiutarla a comprendere se stessa. Questa è una prerogativa più femminile che maschile: ‘Dio ha loro affidato in modo speciale l’essere umano’ (Giovanni Paolo II, Lettera alle donne, n.12; Mulieris dignitatem, n. 30).

Tutti noi esercitiamo l’empatia più volte al giorno, se però uscire dal proprio mondo è il requisito per comprendere il mondo altrui, occorre dire che la comprensione empatica dipende assolutamente da questa uscita ed entrata.

                        Essa non è attiva e operante di per se stessa, ma nasconde una forza capace di liberare nell’altra un dinamismo che la fa camminare verso la guarigione. Sì perché le ferite dell’amore si guariscono con l’amore. Più importanti delle parole saranno i sentimenti che proviamo e su questo non possiamo forzare nulla: nella misura in cui siamo realmente capaci di accogliere l’altra a questo livello, con tutto il peso di quelle che lei crede siano le sue miserie, una tale accoglienza avrà subito un risultato estremamente benefico.

                        Del resto, la novizia aspira proprio a questo: ad essere riconciliata con se stessa, specie nelle sue zone d’ombra. Quindi il giudizio impulsivo, o l’estrema rassicurazione sono entrambi negativi perché negano all’altra di essere così come è dinanzi alla formatrice. È come se l’atra ci chiedesse: ‘oh se tu potessi accogliermi così come sono e continuare ad amarmi nonostante tutto ciò che ti confido!’. Impariamo a verbalizzare i sentimenti, ad esplicitare l’implicito del suo sentire, abituiamoci ad ascoltare non solo le parole, ma la ‘musica’ che c’è sotto. Questo serve innanzitutto a noi che ascoltiamo, poi dopo servirà anche farlo riascoltare all’altra, ma per adesso è bene che ascoltiamo noi questa profondità di desiderio di accoglienza.

Bisogna dire che l’affettività è sempre presente e gli errori in questo senso possono andare da un eccesso all’altro. L’eccessiva carica affettiva nella relazione produce una dipendenza affettiva e la perdita della giusta distanza dà luogo ad un’identificazione che impedisce ogni oggettività. Esistono modalità affettive che si affacciano di solito nel dialogo spirituale:

Reciprocità: si tratta del mutuo affetto normale e naturale, si moltiplica in altre relazioni simili, senza togliere nulla all’originalità di questa relazione.

Interferenze: accanto alla relazione affettiva reciproca possono sopraggiungere anche altri sentimenti che interferiscono nella stessa relazione: reminiscenze del passato, non superamento dei conflitti precedenti. Ciò che conta è che la relazione sia più forte delle interferenze, altrimenti è consigliabile sospendere tale relazione.

Transfert: questo fenomeno, studiato in psicologia è inconscio, tenace e costante: consiste nella proiezione e investimento sulla maestra di qualità di persone significative nella vita della novizia. In tal modo la novizia sente e agisce rispetto alla sua maestra come se ella fosse l’origine di questi sentimenti. Di solito la maestra viene vista come un giudice intransigente, come una benefattrice onnipotente che bisogna compiacere, come una professionista che si prende cura, come qualcuno che possa decidere al posto della novizia. Ci sono 3 atteggiamenti che rivelano la presenza di una transfert: 

       -ostinazione in certi atteggiamenti, temi o problemi;

       -resistenza davanti alle proposte suggerite,

       -ambiguità di sentimenti dinanzi alla maestra.

Controtransfert: è la risposta equivoca al transfert sofferto o un semplice transfert di affetto sulla persona della novizia e occorre vigilare sui sentimenti e le motivazioni degli stessi. Insomma per accompagnare occorre una certa maturità affettiva, un’armonia tra intelligenza e volontà, tra affettività e ragione. Imparare a sopportare le oscillazioni emotive ed affettive della novizia, comunicare affetto positivo e costruttivo senza restarvi invischiati.