La maestra: un’identità in relazione (3) – di sr. Chiara Mirjam Esposito, Corso delle maestre 2020

Figlia nei confronti dell’abbadessa

È certamente il rapporto – perno di questo servizio in quanto l’abbadessa è la responsabile ultima delle vocazioni – dicono le nostre CCGG e quindi è necessario un rapporto di condivisione e di verifica. Spesso è un rapporto da costruire. Il mandante di questo rapporto come compito e non come relazione spontanea è la comunità. È la comunità che chiede alla madre e alla maestra questa collaborazione. Provo a dire qualcosa a riguardo:

  • Occorre dare FIDUCIA, dare e ricevere, una fiducia grande soprattutto per chi inizia questo servizio, magari dopo un lungo tempo in cui la maestra è stata un’altra sorella, quindi negli anni si è fatta una grande esperienza e inevitabilmente nasce il confronto. Mi ricordo dei miei inizi … mi sentivo una formica davanti ad un elefante …

Sicuramente nel primo triennio si perdonano tante cose … l’inesperienza e il bisogno di essere se stessi giocano a favore o a sfavore (ricordate quando Saul mette a Davide la sua armatura per andare a combattere con Golia?) spesso ci si può trovare addosso aspettative pesanti come armature che impediscono di camminare … e poi, ciò che va bene per una formatrice può non essere adatto per un’altra perché questo servizio si svolge con la propria personalità e il proprio carattere.

  • FIDUCIA DA PARTE DELLA MADRE scorgere nella maestra quei tratti che la rendono idonea a questo servizio e dirlo, incoraggiare, non gonfiare, ma incoraggiare! Questo riconoscimento è importante, sapete perché? Perché se non lo riceviamo esplicitamente, certo, con sobrietà, lo ricerchiamo implicitamente dalle persone sbagliate, magari dalla novizia!!

FIDUCIA NEL CAMBIAMENTO. Tante cose di me le ho cambiate per le novizie e ciò che non sono riuscita per anni a cambiare per il Signore, Egli ha permesso che lo cambiassi per le giovani perché Lui fa così: il servizio che Lui ci chiede è per farci un servizio.

Questa fiducia aiuta a coniugare la giusta distanza e il giusto confine in questo rapporto di figliolanza e di collaborazione tra la maestra e l’abbadessa.

  • DISCREZIONE è un altro atteggiamento importante e comincio con una domanda a cui vorrei che rispondeste una per una dopo un momento di riflessione:
  • la formatrice cosa condivide del cammino della novizia con l’abbadessa? 

Io direi così: tutto ciò che ha un peso nel discernimento sul percorso della giovane e sulla sua ammissione alla consacrazione va condiviso con la madre e poi con la comunità.

Problematiche riguardanti il disturbo alimentare … l’identità di genere … e problematiche psichiche rilevanti non possono essere taciute e rimanere nel ‘foro internò di una condivisione perché? Perché esse riguardano il modo di relazionarsi della giovane e in monastero questo modo si ripete e se non è aiutato peggiora e crea dinamiche relazionali malate …

Ne ho fatto esperienza più volte come formatrice ma anche comunitariamente, (il sospetto di una sorella con grandi paranoie … la dipendenza che crea una sorella con problemi di anoressia in cui la vedi che non mangia nulla a tavola, ma succhia le relazioni in modo fagocitante… la manipolazione seducente della sorella che ha avuto problemi di lesbismo e che insistentemente chiede di parlare, di venire, di entrare …i tentativi di suicidio confidati in parlatorio nel tempo dell’adolescenza o a causa di una grande delusione)

  • Condividere queste informazioni con la madre e con la comunità con la discrezione e chiarezza necessarie è importante per valutare l’idoneità reale della giovane e per imparare a starle di fronte con un aiuto che le giovi. Non di rado in modo inconsapevole – e non – la discrepanza tra maestra e abbadessa viene ‘usata’ dalla giovane per suoi motivi creando confronti, divisioni, sospetti … mentre è di grande aiuto che la giovane possa parlare all’una e all’altra con libertà e confidenza.
  • Condividere anche perché – come dicevo prima – ci sono modalità relazionali che si instaurano tra maestra e novizia in cui la formatrice, senza accorgersi, può entrare dentro certe maglie di dipendenza … di manipolazione … di compiacenza … che tolgono libertà nel camminare accanto e nel discernimento, per cui uno sguardo materno o semplicemente altro, esterno, aiuta a vivere una libertà affettiva verso le persone che ci sono affidate.

DA EVITARE:

  • Atteggiamenti di svalutazione della formatrice, magari davanti alla novizia, invece occorre sempre ‘coprire’ e giustificare e poi chiarire in privato e in capitolo, custodendo sempre la credibilità della maestra perché si è in un gioco di squadra.
  • Atteggiamenti di confronto con altre sorelle che sottolineino le differenze a scapito di una complementarietà, ma ‘usare bene’ queste differenze per una ricchezza di confronto e integrazione di comunione.
  • Atteggiamenti di delega nei confronti della maestra o di controllo … gli eccessi non vanno mai bene!

Figlia nei confronti della comunità

La maestra è figlia della comunità e riceve un’eredità da trasmettere: è mandata dalla sua fraternità in noviziato!       (laboratorio delle aspettative)

Certamente lei sta tra due mondi: quello della sua comunità, con le sue stagioni, tensioni, processi, progetti …spesso a ritmo andante …

E il mondo della novizia con le sue stagioni, tensioni, processi spesso destrutturanti, di purificazione, con le sue crisi e le sue scoperte.

Sottolineo l’aspetto di continuità e novità generazionale:la continuità è data dal movimento di inserimento che va favorito, gestito, permesso e orientato, la novizia porta nel suo stesso nome la novità (è quel piccolo a cui spesso il Signore rivela ciò che è meglio) e rappresenta una novità nel modo di vedere le cose, di stare nelle relazioni, di intender e il Vangelo, il carisma … c’è un reimparare reciproco che chiede alla comunità una docilità nell’ascolto e nella conversione. Spesso la maestra sta in mezzo a queste due realtà: le esigenze della comunità verso la novizia e quelle della novizia verso la comunità.

Mi chiedo: esistono spazi e tempi nelle nostre comunità per verificare con libertà queste esigenze?

Come abitare la distanza tra ciò che ‘abbiamo promesso al Signore’ e ciò che nella realtà poi viviamo? Una distanza che può ‘scandalizzare’ e che se da una parte è una prova per la novizia, dall’altra per la comunità è un grande invito alla fedeltà e alla conversione.

Sorella nei confronti della comunità

‘…Tranquillamente manifesti l’una all’altra la propria necessità. E se la madre ama e nutre la sua figlia carnale, con quanto maggiore amore deve la sorella amare e nutrire la sua sorella spirituale?’

    Questa relazione è molto importante e va curata perché il ruolo che ci è affidato ci pone inevitabilmente in una solitudine necessaria, ma questa solitudine può diventare una specie di isolamento quando la sorella formatrice viene identificata col suo servizio. È vero che viviamo in spazi diversi – il noviziato è un luogo a sé nel monastero-  ed è vero anche che nei momenti di condivisione non sempre la maestra può esprimersi liberamente, quindi la possibilità di confrontarsi è importante. La presenza di sorelle più anziane nella fraternità può essere di aiuto, tante volte anche di quelle che non ‘si intendono di formazione’ e sembrano distanti può giovare in un confronto. La formatrice rimane una sorella tra le altre, chiamata a coniugare la solitudine che il servizio affidatole comporta dentro un tessuto comunitario che dovrebbe custodirla e sostenerla.