La maestra: un’identità in relazione (1) – di sr. Chiara Mirjam Esposito, Corso delle maestre 2020

PREMESSA

Vengo a voi ‘con tremore e timore’ consapevole di avere davanti persone con un’esperienza maggiore e migliore della mia, questo senso di inadeguatezza però può diventare il luogo di scambi fecondi, di ‘laboratori formativi’ in cui il dialogo e il confronto e la condivisione cercheranno di sostare su domande, passaggi, evidenze o negligenze, sorprese o convinzioni che fanno parte del nostro servizio.

A noi è affidato questo delicato compito di accompagnare e vigilare sulla crescita della vocazione che la giovane porta in cuore nei primi anni della vita in monastero. Compito delicato perché:

  • Non chiede anzitutto di dare una forma (ce l’ha già!), ma è delicato perché chiede di rispettarla e assecondarla e orientarla
  • Chiede l’accompagnamento di processi di crescita che hanno in sé la spinta di passare da un inizio ad un altro, non senza crisi, naturalmente.
  • Ogni linea formativa rivela un’antropologia sottostante. Essa si forma a partire da un’idea? Da un concetto? Da un’esperienza? Da una relazione?
  • L’opera è fondamentalmente dello Spirito e noi assecondiamo e collaboriamo con la grazia seguendola passo passo, senza né anticiparla, né rincorrerla, ma semplicemente cercando di essere lì dove essa opera nella vita di chi ci è affidato, in tempo reale!
  • Chiede una libertà grande da se stesse, dalla forma che si crede giusta, da quella sottile possessività che si può insinuare dentro le nostre relazioni in noviziato e si insinua proprio per la responsabilità che avvertiamo in questo compito.

Noi siamo sulla sponda del sedile del parto: da fuori a dentro, dall’uomo vecchio al nuovo, dalla famiglia alla comunità, dall’autonomia all’affidamento … tanti passaggi pasquali, di nascita e rinascita, passaggi di crescita, di inizio in inizio che ci vedono accanto, ad accompagnare il mistero del divenire di questa sorella, senza che ne conosciamo l’esito (e questo è già un motivo sostanziale per entrare in ansia, da un lato, ma anche per mettere pace nei nostri confini, nei confini di un ruolo, di un servizio che è appunto solo un servizio, perché chi opera e chi veglia sulla crescita è un Altro).

Accompagnare chi muove i primi passi e inizia la sequela è esperienza di una bellezza particolare, perché è come stare alla sorgente del nostro carisma a cui le giovani attingono slancio, grazia, coraggio, audacia e decidono nel loro cuore ‘il santo viaggiò.

‘Nella formazione iniziale, riveste particolare importanza la figura della formatrice. Infatti, anche se “Dio Padre è il formatore per eccellenza”, però “in questa opera artigianale si serve di mediazioni umane” tra le quali si trovano le formatrici, “la cui missione principale è quella di mostrare la bellezza della sequela del Signore ed il valore del carisma in cui essa si compie” (C.O. 230)

Siamo chiamate a raccogliere le primizie della loro gioia, semplice, liberante, nelle pieghe delle loro storie, oggi così ferite, sgualcite dalla vita…

Siamo chiamate a raccogliere la confidenza di un’attrazione che magari invano hanno tentato di respingere e che alla fine ha prevalso, cedendo ad una resa incondizionata che mette finalmente pace.

Noi siamo chiamate a raccogliere quei cambiamenti piccoli e grandi che si manifestano in una giovane quando scopre la sorgente del Vangelo, quando si imbatte in quel Roveto che Dio prende l’iniziativa di prepararle nel suo deserto, quando incontra il fascino di Francesco, quando sente la carezza materna di Chiara, quando ciò che le dà gioia incontra lo stridore del mondo e la persecuzione sottile dell’emarginazione, magari a partire dalla sua casa e dai suoi stessi amici,  quando la Parola che impara a custodire cozza con le altre parole del mondo … E anche noi ricominciamo ogni volta che una giovane comincia, così che viviamo mille vite, mille inizi, ogni volta con sfumature e profumi e gioie e dolori diversi, diventando esperte del modo di agire di Dio che è lo stesso, sempre, ma è personalissimo per ciascuna sorella.

Dice Gregorio di Nissa: Colui che ascende mai smette di andare di inizio in inizio.

 Non si finisce mai di incominciare.

Nel seme ci sono tutte le informazioni per le fasi successive alla vita di quel seme. C’è già tutto ciò che occorre a quel seme per diventare albero. L’inizio contiene tutto. Ma le cose, anche la vita di Dio, la vocazione, cominciano piccole, eppure nell’inizio c’è tutto. Se tradisci l’inizio tradisci tutto e ogni volta, per ricominciare devi ritornare all’inizio, al punto di partenza e lì troverai ciò che è vitale, è all’origine per te. In realtà troverai un Altro perché nessuno si inizia da sé: L’inizio è un dono di qualcuno infatti, la vita si riceve.

Parafrasando possiamo dire che nel principio c’è il fine, lo scopo. ‘Tieni sempre avanti il punto di partenzà è in questo senso, il principio posto alla fine, che orienta tutto il cammino.

Il ministero dell’accompagnamento spirituale è come un completamento naturale del battesimo. Dapprima il catecumeno ha avuto bisogno della presenza di un ministro perché gli fosse amministrato il battesimo. Giovane battezzato poi, egli normalmente ha bisogno di un altro ministro, educatore o pedagogo della fede. In occasione del sacramento ricevuto sono stati posti dei segni rituali: un’immersione e insieme una parola pronunciata da un fratello nella fede. Un gesto, una parola hanno costruito insieme il sacramento della chiesa che genera alla vita nuova in Cristo. Non si tratta ancora che di un seme, però, di un germe chiamato a crescere e a svilupparsi. L’uomo così inseminato deve ancora imparare a lasciare che questo germoglio invada, a poco a poco, tutte le dimensioni del suo essere, e saranno, ogni volta, come altrettante nascite rinnovate.

Tuttavia, perché la forza del sacramento possa dispiegare tutte le sue energie nella vita del credente, è necessario che questa vita nuova sia coltivata con l’arte che le compete. È il compito che spetta all’accompagnamento e che può, in questo senso, essere visto come un’estensione del battesimo, dal momento che comporta, a sua volta, il duplice segno del gesto e della parola. Il gesto e il rito è questa relazione umana che si intesse tra la maestra e la novizia. Quest’arte inizialmente è affidata ai genitori, e poi ai catechisti … oggi la famiglia vive grandi cambiamenti, sfide e talvolta le formatrici si ritrovano dinanzi a certe pagine completamente bianche che non sono mai state riempite né dai genitori né dalla parrocchia e questo provoca non poche domande nella formazione.

A cosa accompagniamo?

‘ La formazione nella vita consacrata, e particolarmente nella vita monastica contemplativa, consiste soprattutto nell’identificazione con Cristo. Si tratta, infatti, di una ‘progressiva assimilazione dei sentimenti di Cristo verso il Padre’, fino a poter dire con san Paolo: ‘Per me vivere è Cristo’ (C.O.222)

Possiamo dire che il ruolo della formatrice è fondamentalmente lasciare che la vita di Dio faccia il suo corso nella vita della novizia. Questo dice innanzitutto una convinzione di fondo: ogni sorella porta in sé un dinamismo che possiede una forza irresistibile, che Chiara chiama ‘la santa operazione dello Spiritò, quello stesso di cui Giovanni dice che abbiamo l’unzione e ‘non abbiamo bisogno che nessuno ci ammaestri perché l’unzione è veritiera e ci insegna ogni cosà.

Lo Spirito Santo è una forza che è all’opera in ciascuno di noi, situandola nel più profondo di noi stessi, alle sorgenti del nostro essere, in quella che chiamiamo ‘interiorità’. L’interiorità dell’uomo è quel luogo dentro di lui in cui, ad ogni istante Dio lo tocca con la sua mano creatrice. Questa attività di Dio alle sorgenti del suo essere è intensa e continua, anzi è eterna. Questo ‘luogo di Dio’ è un santuario segreto, al di là di ogni dominazione psicologica, sebbene questo tocco di Dio sfugga totalmente alla coscienza dell’uomo e alla sua sensibilità, in tempo normale.

Ora perché l’uomo possa accedere al pieno sviluppo della propria umanità e santità, sarà necessario che qualcosa di questo luogo di Dio arrivi a manifestarsi alla coscienza al fine di esservi progressivamente integrato. Il dialogo dell’accompagnamento sarà questo luogo in cui tale evento avrà l’opportunità di realizzarsi. Esso non dipende dai nostri sforzi, né da tecniche speciali, se non forse da metodi estremamente semplici che favoriscono uno spogliamento interiore e fanno emergere dentro noi lo spazio attraverso il quale, a suo tempo, la persona sarà attratta naturalmente verso la propria interiorità. Non è tanto un processo da compiere, un cammino da fare, quanto un patire, un subire, un lasciarsi fare, di lasciar affiorare le cose dentro sé.

   Si tratterà di imparare a lasciar perdere un certo numero di cose, a smettere un bel po’ di movimenti, a decontrarsi, ad abbandonarsi, perfino a lasciarsi portar evia per sprofondare in quella realtà profonda al cuore di noi stessi, là dove Cristo e lo Spirito ci vengono incontro. Non siamo noi che camminiamo incontro a loro ma sono loro che vengono incontro a noi. Ciò che conta è non perdere il loro passaggio.

Uno dei compiti più importanti per la formatrice sarà quello di insegnare alla novizia a stare esattamente al posto giusto, con cuore disponibile e aperto ad un’attesa instancabile e senza fine. Dio è vicinissimo a noi, è dentro noi, siamo noi che siamo spesso lontanissimi da Lui, perché lontanissimi da noi stessi.

La formatrice sta proprio in mezzo a questo passaggio da fuori a dentro dalla legge allo Spirito, dalla schiavitù del dovere alla libertà del volere.

Innanzitutto occorre dire che l’unico Accompagnatore e Guida è lo Spirito Santo che attraverso Cristo ci guida al Padre. Perciò colei che assume il servizio di formatrice o guida deve fare vari passi dietro lo Spirito al fine di lasciarsi guidare da lui. La sua principale funzione consiste nel capire l’azione e la conduzione dello Spirito e cercare di assecondarla. E più di una volta sarà necessario lasciare la novizia da sola perché lo Spirito la guidi e assista direttamente senza mediazione umana.

La guida dev’essere a sua volta guida guidata da colei che accompagna e ciò avviene attraverso l’apertura del cuore e la manifestazione di grazie e disgrazie, bisogni e riuscite, difficoltà e carismi … nessuno si guida da solo, a meno che – dice san Bernardo – voglia essere discepolo di uno stupido!

‘ La formazione è una partecipazione all’azione del Padre che, mediante lo Spirito, infonde nel cuore dei giovani e delle giovani i sentimenti del Figlio. I formatori e le formatrici devono essere, pertanto, persone esperte nelle vie che conducono a Dio, per poter essere così capaci di accompagnare altri in questo percorso. Attenti all’azione della grazia, devono indicare quegli ostacoli che talvolta non si vedono con tanta evidenza, però soprattutto mostreranno la bellezza della sequela del Signore e il valore del carisma in cui questa si concretizza. Alle luci della sapienza spirituale aggiungeranno anche quelle provenienti dagli strumenti umani che possono servire d’aiuto, tanto nel discernimento vocazionale, come nella formazione dell’uomo autenticamente libero. Il principale strumento di formazione è il colloquio personale, che deve tenersi con regolarità e una certa frequenza, e che costituisce una pratica di provata ed insostituibile efficacia (Vita consecrata,66).’

La paternità e maternità divine sono gli aspetti necessari dell’accompagnamento, sia l’uno che l’altro con le complementarietà che gli son proprie. Questa maternità è propria di ogni sorella, come dice Chiara stessa quando invita le sorelle ad avere tra loro, reciprocamente, questa cura. Dio è padre e madre e l’accompagnamento spirituale è una partecipazione a questa paternità e maternità divine. Ovviamente, ogni accompagnatore ha le sue grazie e i suoi limiti: alcuni sono più paterni e altri più materni.

La maternità: è l’inclinazione al dare, conservare e promuovere la vita; delicata sensibilità, grande ricettività e capacità di risposta affettiva. E sul versante negativo o immaturo: passività assorbente e possessività castratrice.

La paternità: è orientamento verso l’iniziativa e l’azione; capacità di distanza e di confronto con la realtà. Dal lato immaturo o negativo: attivismo assoggettatore e insensibilità distante. È necessario acquisire una certa complementarietà tra i due aspetti per meglio accompagnare le persone che ci sono affidate e saper essere ora padri ora madri a seconda delle loro necessità.

Vi proporrò man mano dei piccoli laboratori da fare in gruppo nei quali è possibile parlare liberamente e portare la propria esperienza. Certamente potrete pensare il contrario di ciò che vi dico, la finalità del nostro stare insieme è appunto la condivisione e la crescita nel vivere insieme questo servizio, sempre più in comunione.

L’obiettivo dei laboratori è suscitare domande per aiutarci a condividere esperienze.

Impariamo ad ascoltarci e a dire, per trarre criteri oggettivi, risposte che vengono dalla storia e dal carisma, risposte che vengono dal dialogo tra noi che possono essere aperte e rimanere aperte.

La finalità dell’accompagnamento consiste nell’aiutare a seguire Gesù per crescere nella vita della grazia o dello Spirito, ‘generare e promuovere la crescita di Cristo nella sorella’. E dato che la vita della grazia cresce e l’anima si cristifica per mezzo delle virtù teologali, queste devono essere l’oggetto privilegiato dell’accompagnamento spirituale. Possiamo dire che l’accompagnamento e il dialogo che gli è inerente devono riferirsi principalmente:

-alla fede, come dono di risposta e incontro con Dio e, per ciò stesso, alla vita di preghiera come relazione dialogica con lui. (vita di preghiera)

– alla speranza che edifica il presente con lo sguardo al futuro e lancia in avanti con filiale fiducia che sa osare; (fiducia)

-alla carità che unisce il nostro volere a quello divino e si espande in molteplici forme di servizio e socialità, amicizia e solidarietà. (volontà di servizio)

La maestra accompagna la novizia in un accompagnamento che abbraccia integralmente la vita dell’altra e benché abbia di mira la vita di grazia non ignora la vita umana, il quotidiano, anzi legge la santa operazione dello Spirito Santo nella ferialità dei giorni.

  • Agli inizi e nelle prove ella è appoggio e accoglienza,
  • nell’oscurità e nei cambiamenti: chiarificazione e orientamento
  • nei ripiegamenti e nelle cadute: confronto e comprensione,
  • nelle iniziative e decisioni: motivazione e conferma,
  • nelle mozioni spirituali: discernimento e spazio.

     Vorrei proporvi alcune riflessioni non solo a partire da contenuti, ma a partire dalle relazioni che una formatrice vive quotidianamente nel suo servizio, relazioni che l’aiutano a divenire sempre più ciò che è chiamata ad essere prima che a fare.

Tante relazioni, o meglio, diverse sfumature con le relazioni di sempre, relazioni che ci annodano alla terra e al cielo. Siamo e restiamo tra noi sorelle, eppure un servizio, un ruolo ci pone in una sfumatura relazionale anche filiale o materna che cambia il nostro rapportarci, così che vorrei coniugare il nostro servizio di formatrici nell’orizzonte ampio dell’essere

FIGLIA   nei confronti della Chiesa, dell’Abbadessa e della comunità, ma anche

SORELLA nei confronti della comunità e nei confronti delle novizie

MADRE nei confronti delle novizie e anche di se stessa

SPOSA dello Spirito Santo e delle sue lente maturazioni.